mercoledì 25 febbraio 2015

Del perchè Nanù

C'era una volta una bambina piccina, grandi occhi blu,  tanta voglia di vivere.
E c'era una volta un bel ragazzino, grandi occhi azzurri, tanta voglia di vivere.
La bambina e il ragazzino erano fratello e sorella.
Lei, di sette anni più piccola, era arrivata come un tornado nella vita del ragazzino.
Ma lui l'adorava, quella pallina di bambina.
E lei non aveva occhi che per lui.
Il ragazzino, grandi occhi azzurri, era il suo fratellone, il suo compagno di giochi, il suo esempio da seguire.

Passarono gli anni; la bambina divenne adolescente, il ragazzino divenne giovane uomo.
Tanti anni li separavano, ma l'amore li univa.
Solo che la ribelle adolescente ancora non lo sapeva riconoscere, quell'amore.
Si arrabbiava quando lui la sgridava, ma adorava quando la proteggeva
Era fiera di lui. Ma anche un po' gelosa. Lui era già grande, lei ancora pischella.
E la chiamava Nanù.
Anzi, lo urlava a gran voce scendendo le scale: "Nanù Nanù...quanto piccola sei tu!"
E lei si arrabbiava, oh come si arrabbiava!
Perchè non lo sapeva che quell'urlo, negli anni a venire, l'avrebbe bramato come l'aria.
Perchè era adolescente in una bolla dorata.
Non lo sapeva mica che le bolle possono scoppiare.
Che scoppiano..."puf", anche in una giornata di sole.
In una giornata che sembrava come le altre.
Che lui l'aveva accompagnata all'oratorio sulla sua moto. Che lei era scesa fiera.
Che lui le aveva detto: "Ciao Nanù, ci vediamo dopo"
E che lei quel dopo l'avrebbe atteso per anni.
E che si sveglia ancora oggi sperando che quel dopo arrivi.
Ma lui, il giovane uomo dai grandi occhi azzurri, non è tornato più.
E lei si è arrabbiata. Ha urlato, ha pianto, ha imprecato, ha pensato che lassù non ci fosse nessuno.
Ma niente. Lui l'aveva tradita. L'aveva lasciata sola.
Le aveva detto "Ciao Nanù" e non era tornato più.

L'adolescente arrabbiata con lui riversò la sua rabbia sul mondo.
Rimase arrabbiata per anni.
Non capiva perché proprio a lei fosse capitato.
Pensava anche fosse colpa sua.
Non aveva capito che il destino dà e il destino toglie.
Non voleva accettarlo.
L'adolescente, grandi occhi blu, divenne donna. E guardava ancora con invidia a chi aveva un fratello o una sorella.
Continuava a credere che ogni volta che silenziosamente dentro di sé si ripeteva "fa' che non sia vero", al mattino si sarebbe svegliata e avrebbe sentito quella voce.
Ma nonostante lo desiderasse così tanto, continuava ancora a svegliarsi il mattino aspettando - e non sentendo- quella voce che la chiamava "Nanù".

E lo fa ancora.

Questo è per te, giovane uomo dai grandi occhi azzurri.

Perché il tempo lenisce il dolore e ce lo fa tollerare, ma mai dimenticare.

La tua Nanù.

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